IllustraStorie: All Hallow’s Eve

IllustraStoria - All Hallow's Eve
All Hallow's Eve
“All Hallow’s Eve” © Laura Maccarrone 2021

L’aria gelida mi accarezza le braccia nude, facendomi accapponare la pelle. Avrei dovuto recuperare il mio cappotto prima di sgattaiolare via dalla festa, ma il richiamo verso il bosco era così intenso che non ho potuto resistere un secondo di più.

Le foglie scricchiolano sotto le mie scarpette di seta, e sebbene mi renda conto di non avere minimamente l’abbigliamento adatto per il luogo, non me ne curo più di tanto.

Non ho nulla con me, se non il ricordo del sogno della notte precedente e un moto di angoscia e speranza nel cuore. Il bosco sarebbe una macchia nera se non fosse per la splendida luna piena che tinge d’argento il mio cammino. Le tinte brillanti rendono gli alberi spogli ancora più spettrali, eppure la mia paura non dipende da ciò che potrei trovare nella foresta, ma da ciò che potrei non trovare.

Nel mio sogno correvo in un bosco come questo, in una notte come questa, e alla fine trovavo lei in una radura, sulle sponde di un lago.

Quando, durante la festa alla quale non avevo potuto fare a meno di partecipare, mi ero allontanata sul balcone per prendere una boccata d’aria, il mio cuore aveva saltato un battito alla vista del bosco ai fianchi della villa. Era così simile al sogno che avevo fatto solo la notte prima, che la tentazione di addentrarmici era stata irresistibile.

Continuo a percorrere il sentiero, con i battiti furiosi del cuore a scandire i miei passi trepidanti. In lontananza scorgo uno scintillio, qualcosa che brilla con intensità come un faro che mi indica il cammino. Proseguo spedita, e il sibilo del vento sembra un lamento sotto il velo scuro della notte stellata. Ormai sono vicina, e le sagome spettrali degli alberi si diramano sempre più, aprendo un varco via via più ampio. La gonna si impiglia in qualcosa e sento il rumore di uno strappo, ma non me ne curo. Non m’importa d’altro che di lei.

Per un attimo, resto abbagliata e la luce mi rende più cieca del buio in cui camminavo fino a poco prima. Sbatto le palpebre e lentamente apro gli occhi, il respiro affannoso che crea piccole nuvole di vapore.

Un lago. Un lago al centro di una radura, che brilla illuminato dall’argento lunare. Ecco cos’era quella luce che vedevo, ecco cos’era che mi attirava. Mi avvicino lentamente, guardandomi intorno con circospezione. Per un attimo, sento arrivare trasportata dal vento la musica che proviene dalla villa, la quale mi sembra ormai appartenere ad un’altra realtà.

Non può essere una coincidenza il fatto che io abbia sognato un luogo come questo e che lo abbia ritrovato la sera successiva. Non so cosa aspettarmi, così inizio a camminare in maniera circolare, percorrendo le sponde del lago. L’acqua della sua superficie è talmente immobile da sembrare di vetro, uno specchio che riflette la notte tutta intorno e la luna nella sua piena gloria. Non so per quanto tempo cammino, il corpo ormai intirizzito dal freddo, i piedi indolenziti dentro le scarpette ormai rovinate. L’emozione di poco prima si trasforma in rabbia, delusione e disappunto. Davvero avevo creduto di poterla ritrovare lì, o in qualsiasi altro posto? Di poter ritrovare la nonna, morta ormai da anni?

Crollo in ginocchio esausta sulle sponde del lago. Affondo le mani nell’acqua gelida, creando increspature tutto intorno. Quella superficie perfetta ormai è scalfita, e a renderla ancora più appannata sono le lacrime che danzano sulle mie ciglia. Il vento fischia come una folla insoddisfatta al termine di uno spettacolo. Anche la Natura si prende gioco di me adesso?

Con le dita ormai immerse nel fango, osservo la superficie dell’acqua che ritorna lentamente immobile. Mi vedo riflessa, e somiglio più a uno spirito dei boschi che a una donna. I capelli, tirati in uno chignon, vedono delle ciocche ribelli fuggire in tutte le direzioni. Mi viene una fitta al cuore al ricordo che anche la nonna portava spesso i capelli così, e che da bambina mi chiedevo sempre come facesse a nascondere la sua lunga e bella chioma argentea in uno chignon così piccolo e perfetto. Senza rendermene conto, sorrido. Mi sembra quasi di vedere i miei ricordi al posto del mio riflesso, lì sulla superficie del lago. Ricordi di abbracci e sorrisi, di pomeriggi d’estate e di biscotti rubati dal davanzale, ancora caldi. Chiudo gli occhi, e stranamente ogni traccia di rabbia e delusione sparisce. Sento solo la nostalgia e la dolcezza che solo i ricordi possono darmi, come piccoli tesori preziosi da custodire gelosamente dentro di me.

Si alza il vento, ma stavolta non sta ululando né fischiando. Stranamente, non è più così freddo, al contrario. Per un attimo, un’aria tiepida mi accarezza, strappandomi un brivido. È una carezza così dolce da sembrare quasi vera. Apro lentamente gli occhi, e finalmente la vedo. La vedo per come è stata, per come è ora e per come sarà per sempre. I suoi capelli lunghi e argentei ora sono liberi, e fluttuano come la sua lunga veste. Mi sorride, e appoggia le labbra alla mia fronte lasciando su di essa una sensazione d’amore. Sto tremando, ma non per il freddo. Sento le lacrime scendermi lungo le guance, ma non so quando ho iniziato a piangere. La nonna mi fa un gesto senza parlare, indicando le mie guance e poi il sorriso. Asciuga le tue lacrime, ora è un momento di gioia.

Mi scappa una piccola risata, che in tutto quel silenzio esplode come l’eco di mille cristalli. Il cuore scoppia d’amore, e capisco che non avevo bisogno di arrivare al centro di un bosco per ritrovarla. Lei vive nei miei ricordi, nel mio sorriso e nei miei capelli raccolti in uno chignon, seppur imperfetto. Mi chiedo perché non me ne fossi resa conto prima. Forse avevo davvero bisogno di perdermi nel bosco per scoprirlo. O forse, semplicemente, questa è una notte speciale. Una notte all’anno, dove noi due siamo davvero più vicine. La Notte degli Spiriti Sacri, All Hallow’s Eve.

Laura Maccarrone © 2022. Questo racconto è ispirato alla mia illustrazione omonima. Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione del testo, anche parziale.

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